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Ansia sociale

Ansia sociale

Il disturbo d’ansia sociale è caratterizzato dalla paura dell’esposizione pubblica e sociale percepita come rischiosa per l’immagine di sé, che la persona sente molto vulnerabile, da proteggere. La paura dell’altro emerge  quando si sente di entrare in scena, più si è al centro dell’attenzione, sotto i riflettori e più ci si percepisce  esposti e vulnerabili. Il pubblico viene vissuto come nemico, attento ad evidenziare ogni tua difficoltà, critico e giudicante. La preoccupazione che il disagio interiore possa trasparire, rendendo palese il tuo stato d’animo contribuisce ad evidenziarlo, con difficoltà a parlare, tremori, sudorazioni, rossore in volto, confusione ed entra in gioco il giudizio, la paura di essere considerati  inadeguati, deboli,incapaci, perdenti.

Lorenzo: penso di vivere l’ansia da palcoscenico … no, non sono un attore ma quando mi trovo in situazioni dove gli altri li vedo come “pubblico”, mi agito, sento l’ansia crescere, vorrei  nascondermi dietro alle quinte, distogliere l’attenzione da me, scomparire. Se non trovo vie di fuga è un supplizio, ci sto malissimo, comincio ad agitarmi, a sudare, divento rosso in viso e così attiro ancora di più l’attenzione su di me ma ne vengo fuori male: sei rosso, stai male?, sei tutto sudato, dai lascialo stare, non vedi  che è in difficoltà?, risolini, battute, sguardi di intesa e io che vorrei sprofondare … do spettacolo al negativo. Traspare il mio disagio e non ho possibilità di nasconderlo,esce allo scoperto e le conseguenze ricadono sull’idea che hanno su di me, lo sfigato, il debole, quello in difficoltà, il perdente.

Anna: ho sempre sentito la dipendenza dall’opinione degli altri, dal giudizio positivo degli altri. Ho sempre fatto di tutto per compiacere gli altri, per renderli amici, per sentirli con me e non contro di me. Vedevo come alcuni attaccavano e prendevano di mira quelli poco considerati o deboli, con cattiveria, con accanimento, divertendosi e io non volevo essere la loro prossima vittima. Avevano bisogno di pubblico e io non volevo diventare protagonista dei loro giochi al massacro. Ho sempre cercato di defilarmi, di fiutare il pericolo, di nascondermi nel “così fan tutti”, nell’anonimato. Sono sempre in ansia, in uno stato d’allerta, vigile e cerco di evitare situazioni dove mi sentire vulnerabile. Vorrei ribellarmi, essere me stessa ma  ho paura che se mi vedono come sono poi verrò emarginata o derisa, messa ai margini, sola e sfigata e allora me la prendo con me stessa e l’immagine decente che ho di Anna si frantuma in mille pezzi.

Andrea: io non riesco ad essere protagonista, sa ..  quel ruolo visibile che alcuni cercano, lo ambiscono, ci stanno bene, io cerco di evitarlo, di confondermi in mezzo agli altri. Non mi piace essere al centro dell’attenzione ma defilato, in ombra, lì mi sento tranquillo se esco dalla protezione vado in ansia, mi paralizzo, tremo, mi sento in difficoltà e nonostante cerchi di mascherare questa mia difficoltà, purtroppo traspare, diventa visibile agli altri e sono così esposto al loro giudizio negativo su di me ed i loro commenti e risatine di scherno lo evidenziano ancora di più. Questo mi porta a proteggermi, a evitare situazioni che penso a rischio e mi sento prigioniero di questa paura, decide lei per la mia vita.

Domenico: ho sempre cercato di dare un’immagine di me vincente. Seguivo il copione dell’essere vincente, considerato dai compagni, un fico, ammirato. Avevo sviluppato una certa abilità nel cogliere ciò che era ben visto, quello che ti dava punti  rispetto a quello che te li toglieva, guardavo ai sondaggi d’opinione per utilizzarli poi per rafforzare la mia immagine. Molti miei atteggiamenti o azioni non erano sentiti ma erano quelli che gli altri si aspettavano da me. Mi sentivo dipendente dal loro giudizio che doveva continuare a rimanere positivo e non mi accorgevo di esserne prigioniero. Gran lavoro di facciata … e dentro? Lì dentro ben nascosto, c’era il Domenico pauroso, insicuro, quello da nascondere perché se fosse venuto alla luce avrebbe fatto crollare i sondaggi, avrebbe frantumato l’altro Domenico, quello di facciata, quello costruito con il copione del vincente, un copione appunto. Da vincente a perdente,da fico a sfigato, da cercato a evitato. Immaginavo la delusione degli altri, il crollo della mia autostima basata su un artificio, truccata, un gigante con i piedi d’argilla, fine dei giochi, scacco matto. Stranamente questa prospettiva mi dava un senso di sollievo, di liberazione,avrei potuto finalmente essere me stesso senza dover rendere conto ed è quello che cerco, rafforzarmi dentro per potermi sentire libero di essere come ci si sente. Questo potrebbe diventare il mio punto di forza.

Dott. Luciano Marchet Psicologo Psicoterapeuta a Vicenza


Dott. Luciano Marchet

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